21 febbraio 2011
Dopo la flessione del 2010 Piazza Affari torna ai livelli di due anni fa e stacca 15 miliardi di dividendi
Sarà un anno un po' più ricco per piccoli risparmiatori e azionisti in Borsa. A Piazza Affari è in arrivo un fiume di 15 miliardi di euro di dividendi: le blue chip di Milano regaleranno ai propri soci quasi due miliardi in più rispetto al magro 2010 che era stato appena di 13 miliardi. Niente a che vedere con i quasi 30 miliardi di tre anni prima, ma quel +10% del "jackpot" dividendi è comunque il segnale di un'inversione di tendenza. Dopo due anni di digiuno e dieta per gli azionisti, la prossima primavera sarà più generosa. Certo, siamo ancora sotto gli anni d'oro pre-crisi e prima della recessione: il monte dividendi delle aziende quotate è la metà del 2008. S'intravede un barlume, è presto, però, per festeggiare all'uscita del tunnel. «Quest'anno i dividendi sono nettamente in rialzo - osserva Giulio Gallazzi, presidente della società di consulenza Npv - ma è un effetto ottico dopo il crollo dell'anno precedente, la verità è che ancora molte aziende preferiscono autofinanziarsi, per non essere strozzate dalle banche, e tengono gli utili nelle casse aziendali». Lo scoppio della più grave tempesta finanziaria ed economica dai tempi del crollo di Wall Street del 1929 ha costretto le aziende a stringere i cordoni: in molti casi perché semplicemente non c'erano più utili da distribuire. In altri perché l'arrivo di tempi bui consigliava di tenere fieno in cascina per corazzarsi e patrimonializzare l'azienda. L'anno appena chiuso ha visto un generale miglioramento dei bilanci delle aziende, frutto dei drastici tagli dei costi e dei licenziamenti. Il monte dividendi delle blue chip (sostanzialmente il grosso delle cedole di Piazza Affari), come ogni dato aggregato è la somma di numeri anche contrastanti. Il grosso della polpa viene dai colossi pubblici: le sole Eni ed Enel, con oltre 6 miliardi da distribuire, valgono quasi la metà di tutti i dividendi che Piazza Affari eroga. L'altro grande protagonista sono le banche e la finanza (Intesa SanPaolo e Assicurazioni Generali in testa) che si avvicinano a quasi due miliardi. Il terzo grande distributore di cedole è Telecom Italia che si mantiene stabile sul miliardo di euro. Ma c'è anche chi si muove controcorrente: Lottomatica, per esempio, si stima possa abbassare la sua cedola (ma rimane sempre tra le più generose di Piazza Affari con un dividend yield di oltre il 6%), così come Parmalat e Prysmian. C'è chi poi, verosimilmente, lascerà all'asciutto i suoi azionisti: è il caso di Fondiaria-Sai, la compagnia assicurativa della famiglia Ligresti; o della neonata Fiat Industrial, sempre in base al consensus di mercato. Lo stato imprenditore Se ogni anno a Milano c'è comunque un nocciolo duro di dividendi, il merito è soprattutto dello stato imprenditore che, nonostante le massicce privatizzazioni, rimane ancora il principale stakeholder di Piazza Affari. Eni ed Enel sono le più grandi società per capitalizzazione ed entrambe a controllo pubblico. E visti i cronici deficit e l'immenso debito pubblico da spesare, lo Stato è un azionista "vorace". Di qui la necessità per i big pubblici quotati di staccare ogni anno un assegno corposo al Tesoro. Di sponda ci guadagnano anche milioni di piccoli risparmiatori, accorsi a frotte a comprare azioni Eni, Enel ma anche Snam Rete Gas, Terna e Finmeccanica. Eni, sulla scia di 6 miliardi di utili è subito corso a rimpinguare la cedola, ingrossata di 400 milioni di euro. A ruota le altre quotate della galassia del cane a sei zampe, da Snam a Saipem. Il ritorno del salotto buono Dopo due anni di dieta, se non proprio digiuno forzato in alcuni casi, la vera sorpresa della stagione dei dividendi 2001 è il ritorno delle famiglie industriali italiane. Dai Benetton a Tronchetti Provera, dagli Agnelli a Del Vecchio, il salotto buono, motivato da utili più corposi delle aziende, reclama una maggiore generosità. L'assegno più ghiotto andrà alla famiglia Rocca: i proprietari del colosso internazionale Tenaris riceveranno 330 milioni, quasi il doppio rispetto al 2010. I Garavoglia, i discreti e schivi proprietari della Campari, vedono stabile da anni una cedola da 35 milioni. Diego Della Valle, patron di Tod's e azionista di Rcs Media Group (la società editrice del Corriere della Sera), ha innalzato i dividendi della sua griffe. Se per i numerosi eredi di Gianni Agnelli, capitanati da John Elkann, la remunerazione è stabile (Exor dovrebbe distribuire 67 milioni) un'altra numerosa, e potente, famiglia, quella dei Benetton brinda invece alle ritrovate cedole: Atlantia-Autostrade ha aumentato di 200 milioni; mentre Autogrill, rimasta a secco negli ultimi due anni, tornerà a distribuire un dividendo. Un po' quello che succederà anche all'impero di Silvio Berlusconi: si stima che Mediaset darà una cedola più rotonda e che Mondadori tornerà a distribuirne una. di Simone Filippetti Fonte ilsole24ore.it
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