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21 dicembre 2010

Made in Italy: Sace, export a gonfie vele (+8, 1% in 2011)

Buone notizie arrivano dall'export italiano: dopo il calo del 20,9% registrato nel 2009, torna a crescere a un tasso annuo medio dell'8,4% nel periodo 2010-2012, con un picco del 10,3% quest'anno e un tasso medio del 7,4% nel prossimo biennio (+8,1% nel 2011 e +6,7% nel 2012). Il pieno recupero rispetto ai valori pre-crisi e' tuttavia atteso solo nel 2013, quando le nostre esportazioni raggiungeranno il valore di 395 miliardi. Sono queste le principali previsioni del Rapporto Export 2010-2014 di Sace, che evidenzia come la crisi abbia rivoluzionato la geografia dei rischi e delle opportunita' per le imprese. Nel dettaglio, in America Latina, la crescita complessiva delle esportazioni italiane segnera' un +14% medio annuo nel periodo 2010-2012, trainata da Brasile (+16,9%) e Cile (+11,1%). In Asia l'incremento sara' del 10%, con Cina e India in pole position (rispettivamente +13,1% e +12%), e Indonesia (+12,6%) e Malesia (+12,3%) a seguire. Turchia e Russia si confermano i mercati di punta dell'Europa Emergente, con una crescita nel triennio, rispettivamente, del 15,8% e dell'8,2%. Si prospetta un ruolo crescente per la Polonia (+7,1%) e la Repubblica Ceca (+8,3%). In Nord Africa l'export italiano registrera' un +7,6%, trainato soprattutto dalla domanda tunisina di beni intermedi; in Africa Sub-sahariana si segnalano invece le performance di Nigeria (+10%) e Sudafrica (+8,9%). Il Medio Oriente sconta gli effetti della bolla immobiliare. E' l'unica area in cui l'export italiano registrera' una crescita negativa nel 2010 (-2%) per poi riprendersi nel biennio successivo (+5,8%). Si confermano i mercati piu' dinamici l'Arabia Saudita (+4,6% nel triennio) e il Qatar (+4,9%). Nei mercati avanzati, il ritorno a livelli pre-crisi richiedera' tempo, dovendo scontare il profondo calo della domanda. Vi sono pero' singoli mercati come Germania e Stati Uniti dove il nostro export continuera' a crescere a tassi favorevoli (rispettivamente dell'8,3% e del 7,7%). Il Made in Italy ha insomma dimostrato una buona capacita' di reazione alla crisi, ma non in modo generalizzato: hanno subito minori riduzioni di domanda e redditivita' le imprese che sono state in grado di attuare processi virtuosi di ristrutturazione prima del 2008, per poi far fronte alle difficolta' dei mercati tradizionali riposizionando le proprie azioni commerciali ed investimenti verso mercati a maggiore crescita. Nello scenario competitivo internazionale, i tassi di crescita dell'export italiano risultano simili a quelli della Francia e di paesi export-led come Canada e Giappone. Sono invece inferiori a quelli della Germania, che beneficia del forte aumento della produttivita' dell'industria manifatturiera (avvenuto tra il 2002 ed il 2006), e degli Stati Uniti, che allo scoppio della crisi hanno puntato sull'export per ridurre il deficit della bilancia commerciale. (AGI) .