16 dicembre 2010
Scade il 31 dicembre la possibilità di emersione di capitali detenuti all’estero
L’ufficio dell’entrate da ai contribuenti importanti precisazioni sulle modalità di equiparazione del rimpatrio giuridico a quello fisico ( quando vi sono cause oggettive che ostacolano il rimpatrio fisico). SCUDO FISCALE E AGENZIE DELLE ENTRATE. Rimpatrio giuridico-salvagente per le operazioni di emersione delle attività detenute all’estero. Se ci sono cause oggettive che, indipendentemente dalla volontà del contribuente, impediscono di portare a termine il rimpatrio fisico entro il 31 dicembre prossimo, la strada per perfezionare lo scudo fiscale può passare anche attraverso il rimpatrio giuridico. A patto però che si concluda entro la fine dell’anno e che sia gestito dalla stessa fiduciaria a cui è stata presentata la dichiarazione di emersione originaria. È questo, in sintesi, il chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 122/E di oggi, che apre alla possibilità di equiparare le due forme di rimpatrio previste dal d.l. 78/2009, il rimpatrio fisico e quello giuridico, in presenza di ostacoli come, per esempio, l’esistenza di contenziosi con i gestori esteri o le difficoltà legate al disinvestimento e alla liquidazione delle attività. VADEMECUM : In pratica, per non vanificare gli effetti delle dichiarazioni riservate presentate regolarmente, la modalità di emersione scelta inizialmente può essere modificata ricorrendo al rimpatrio giuridico. Questa procedura, infatti, pur non comportando il trasferimento materiale delle attività in Italia, garantisce al contribuente gli stessi risultati del rimpatrio fisico. In entrambi i casi i beni scudati sono custoditi, amministrati e gestiti da un intermediario finanziario italiano che ne segue le vicende, per conto del cliente, dal momento dell’apertura del rapporto in poi. Quindi, se le cause che ostacolano il rimpatrio fisico non possono essere rimosse entro il 31 dicembre 2010, l’operazione-scudo può essere definitivamente chiusa avvalendosi del rimpatrio giuridico. A questo scopo, il contribuente deve conferire un mandato di amministrazione alla stessa società fiduciaria a cui ha presentato a suo tempo la dichiarazione riservata. Questa, a sua volta, rilascerà una copia di una nuova dichiarazione riservata in cui sia riportato lo stesso importo delle attività indicate nella prima dichiarazione. LE FIDUCIARIE : La società fiduciaria incaricata di gestire l’ultima fase del processo di emersione si impegna ad applicare e versare le ritenute alla fonte o le imposte sostitutive previste e, se le ritenute sono fatte a titolo di acconto o non sono richieste, a comunicare i dati all’Amministrazione finanziaria attraverso il modello 770. In Italia le società non scelgono più di quotarsi in borsa . In due anni sul listino italiano soltanto tre società. Le motivazioni del fenomeno. Tre possibili matricole scomparse. I casi di Fideuram, Kos e Moby Lines. DELUSIONI E COLLOCAMENTI. Quante matricole dovevano sbarcare in borsa nel 2010 ? La risposta è molte, e quante invece hanno fatto ingresso nell’olimpo delle società quotate ? Solamente due, ossia Tesmec collocata il primo luglio 2010 ed l’ormai “storica” Enel Green Power. Due Ipo non molto felici per gli investitori, i quali non hanno realizzato guadagni ma perdite, la prima, infatti è sotto del 11% , mentre la seconda del 5%. Ma in questo articolo non si vuole evidenziare la bontà o meno dei due collocamenti avvenuti , bensì si vuole porre l’accento sulla scomparsa “misteriosa” di quelle aziende, che avevano presentato, in tempi non sospetti, regolare richiesta di collocamento alla Consob. LE IPO : Le società in questione sono Kos del gruppo Cir doveva quotarsi con Morgan Stanley (anche azionista) , Banca Fideuram del gruppo Intesa- Sanpaolo, valore stimato 1,5 miliardi di euro, Moby lines di proprietà della famiglia Onorato e Sposito. Tutte avevano presentazione richiesta di quotazione in Consob fra il mese di Marzo e Aprile, ma di loro si sono persi le tracce. Detto ciò, sembrerebbe che Piazza Affari non attiri più imprenditori i quali necessitano di fare “cassa” per i loro investimenti e allo stesso gli investitori storicamente sempre pronti per occasioni provenienti dalle matricole, hanno lasciato piazza affari agli investitori professionali. Ed probabilmente gli eccessi di domanda verso titoli “ nuovi” degli anni addietro per il momento non si vedranno. LE MOTIVAZIONI : La spiegazione di questo fenomeno , risiede in più motivazioni e variabili che sono riconducibili, in primis al momento di crisi finanziaria ed economica mondiale che frena gli imprenditori all’approdo in borsa e similmente gli investitori a non rischiare sul mercato azionario. Ma un fattore troppo trascurato dagli addetti al lavoro e dagli investitori “normali” è rappresentato dal prezzo di collocamento delle azioni. Infatti mentre gli imprenditori avendo l’esigenza di dover incassare più denaro dal collocamento , desidererebbero una forbice del prezzo alta. Di contro gli investitori, prediligono la parte bassa della forbice . Ma mentre negli anni dei fasti dei collocamenti, qualsiasi forbice di prezzo andava bene, tanto il titolo in seduta sarebbe salito, ora, tutto ciò non si verifica più, per dispiacere di collocatori ed investitori. Se si guarda l’ultima Ipo di borsa, quella dell’Enel Green Power, il prezzo del titolo in collocamento è stata di 1,6 euro, sotto il minino della forchetta. Ed il titolo nel corso della stessa giornata di borsa e della settimana è scesa anche sotto il prezzo di collocamento. La stessa cosa è capitata qualche mese prima per Tesmec, scesa sotto il prezzo di collocamento.
Finanze Business