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7 ottobre 2011

Sotto A Chi Tocca? Sara’ Il Turno Della Francia!!!

Dopo la Spagna e l’Italia sembra essere giunto il momento della Francia e non per buoni motivi ma tutt’altro. L’ULTIMO FINE-SETTIMANA di settembre per Sarkozy è amaro e la sconfitta alle elezioni ne è un forte presagio. Si tratta di un avvertimento che non può essere ignorato dall’UMP che sostiene l’attuale maggioranza di governo e di un pericoloso monito in vista delle presidenziali previste tra sette mesi. La crisi economica richiede ricette forti e fin dal mese di agosto anche il sistema finanziario francese è finito al vaglio della comunità finanziaria che studia i conti di Parigi che, dopo un secondo trimestre di crescita piatta, rivelano un deficit salito al 5,7% del Pil. NON STUPISCE DUNQUE che pochi giorni dopo queste elezioni intermedie in salsa francese lo stesso Nicolas Sarkozy metta in campo tutto il proprio esecutivo per annunciare nuovi tagli del deficit per 11 miliardi di euro destinati a rimettere ordine nel bilancio dello Stato. La manovra ricorda in parte quelle messe in piedi in tutta fretta da Grecia e Italia, anche se in scala molto ridotta e con interventi decisamente più “soft”. I due pilastri del piano che prevede un rientro del deficit entro il 3% e l’aumento delle imposte (con una forte riduzione delle deduzioni fiscali e nuovi balzelli sugli alcolici e sul tabacco). MA QUEL CHE PREOCCUPA di più Sarkozy è il sistema finanziario: le banche della Francia rappresentano l’infrastruttura indispensabile di ogni politica di sviluppo e oggi appaiono più fragili che mai, per via delle esposizioni al debito sovrano dell’Europa periferica e per via di problemi di liquidità e di funding sempre più evidenti. Già da tempo diversi osservatori internazionali avvertono che l’Europa del debito è ormai un’entità unica e che le forti esposizioni delle banche francesi e tedesche ai titoli greci e a quelli del resto dell’Europa periferica rendono fragile l’intera Unione monetaria e costituiscono un pericolo per la stessa sussistenza dell’euro. PROCEDE DRITTO L’AGENZIA di rating Moody’s che il 14 settembre taglia il rating del Credit Agricole e di Société Générale rinviando le valutazioni su Bnp Paribas. L’esposizione al debito pubblico di Atene o all’economia reale greca, il rallentamento della crescita globale e nel caso del Credit Agricole anche diverse criticità nel funding in dollari (la crescente sfiducia degli investitori statunitensi crea difficoltà di liquidità alla banca francese) danneggiano la solidità di questi gruppi bancari che rischiano un appesantimento delle proprie performance. Né bisogna sottovalutare i problemi di liquidità in valuta USA: si tratta di criticità che possono persino far fallire una banca e che suggeriscono, il giorno dopo il downgrade, un intervento di un pool di banche centrali mondiali guidate dalla Bce e dalla Fed per il ripristino della liquidità in dollari sui mercati del credito bancario. DI CERTO LA TENSIONE sui mercati rimane alta e nuove operazioni straordinarie della Bance centrale europea a sostegno della liquidità in dollari verso gruppi bancari Ue non meglio identificati incrementano le incertezze degli operatori. I rumor su un intervento diretto del governo di Parigi nel capitale degli istituti d’Oltralpe sono stati smentiti, per il momento, tuttavia la politica dei tagli nel budget crea ancora tensioni sul fronte della crescita. Sotto l’attacco dei mercati è necessario operare in fretta sui costi della macchina pubblica un po’ a tutte le latitudini: l’importante, però, è non farsi troppo male, soprattutto in vista di nuove elezioni. Fonte: professione finanza